Insisto a dire che gli artisti del secolo XXI lavorano tutti nel mondo della pubblicità.
Spero che questo video non sia offensivo... ne affreux! hi hi hi
mercoledì 9 aprile 2008
venerdì 4 aprile 2008
Publicità francesa contro l'AIDS
Qualcuno mi ha inviato il video che si può vedere alla TV francese di un’organizzazione che lotta contro l’AIDS. Penso che è vero quello che dicono che gli artisti del secolo XXI lavorano tutti nella creazione pubblicitaria.
¿Che cosa ne pensate? Bello... ¿no? O quando meno, originale...
¿Che cosa ne pensate? Bello... ¿no? O quando meno, originale...
giovedì 3 aprile 2008
Teoria della vita da Quino, il papà di Mafalda
Secondo Quino, la vita dovrebbe essere al indietro.
Dovrebbe incominciare morendo e, così, questo trauma sarebbe superato. Poi ti svegli in un asilo per vecchietti e ti senti meglio ogni giorno. Dopo, ti butano via dell’asilo perché sei già bene e la prima cosa che fai è incassare la tua pensione.
Poi, nel tuo primo giorno di lavoro ti regalano un orologio d’oro. Lavori 40 anni fino che sei abbastanza giovane per godere del tuo ritiro della vita lavoratrice. Allora vai di festa in festa, bevi, pratichi il sesso e ti prepari per cominciare a studiare.
Dopo, cominci a andare in scuola, giocando con i tuoi amici, senza nessuna obbligazione, fino che diventi un bambino e gli ultimi 9 messi li passi galleggiando tranquillo, con riscaldamento centrale, servizio completo, etc...
E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!
Non è una mala idea, credo...
Dovrebbe incominciare morendo e, così, questo trauma sarebbe superato. Poi ti svegli in un asilo per vecchietti e ti senti meglio ogni giorno. Dopo, ti butano via dell’asilo perché sei già bene e la prima cosa che fai è incassare la tua pensione.
Poi, nel tuo primo giorno di lavoro ti regalano un orologio d’oro. Lavori 40 anni fino che sei abbastanza giovane per godere del tuo ritiro della vita lavoratrice. Allora vai di festa in festa, bevi, pratichi il sesso e ti prepari per cominciare a studiare.
Dopo, cominci a andare in scuola, giocando con i tuoi amici, senza nessuna obbligazione, fino che diventi un bambino e gli ultimi 9 messi li passi galleggiando tranquillo, con riscaldamento centrale, servizio completo, etc...
E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!
Non è una mala idea, credo...
martedì 1 aprile 2008
Oriana Fallaci non era da sola

Qualche giorni fa ho scoperto che ci sono altri scrittori in Europa che hanno le stesse idee che aveva Oriana Fallaci. E sono contenta di non essere da sola a pensare come lei. Cui troverete un altro articolo scritto da Pilar Rahola, pubblicato oggi a La Vanguardia.
La foto, che ho preso da Internet, è stato fatta a Londra, qualche messe fa, in una manifestazione intitolata “La Religione della pace” convocata da una comunità islamica inglese. Non credo che sia bisogno d’aggiungere dei commenti perché parla per se.
Cui è la traduzione dell’articolo “Risposta a Tahar ben Jelloun”. Un altra volta, Grazie Signora Rahola.
“Dopo avere sconfitto il fascismo, il nazismo e lo stalinismo, il mondo affronta una nuova minaccia totalitaria di scala globale: l’islamismo”. “L’Islamismo è un’ideologia reazionaria che finisce con l’ugualità, con la libertà e con il secolarismo. Il suo trionfo solo può condurre a un mondo di dominazione”. Ci neghiamo a rifiutare al nostro spirito critico per paura di essere accusati d’islamofobia, un concetto sfortunato che confonde la critica allo Islam come religione con stigmatizzare dei loro credenti” E, finalmente, “Nel mio paese, se si picchia, tortura o ammazza un uomo, si chiama assassinato. Quando si ammazza una donna, si chiama tradizione”.
Nessuna de queste parole è uscita del famoso film “Fitna” (calvario) fatta dal deputato olandese Geet Wilders. Non sono neanche delle parole di scrittori occidentali ignoranti o perversi riguardo al Islam. Le tre prime frasi rispondono al manifesto che dodici intellettuali firmarono quando c’era la polemica dei caricature di Maometto, la maggioranza di loro musulmani: Ayaan Hirsi Ali, Chahla Chafiq, Irshad Manji, Mehdi Mozaffari, Talisma Nasreen, Salman Rushdie, Ibn Warraq o Maryam Namazie. E la frase sulla oppressione delle donne è uno dei molti scritti compromessi che la scrittrice di Bangladesh e premio Sarajoy, Talisma Nasreen, ha fatto a modo di denunzia, e che hanno significato una fatua condannandola a morte.
Se comincio così la mia risposta critica all’articolo intitolato “Paura al Islam” che Tahr Ben Jelloun ha pubblicato sabato scorso nella Vanguardia, non è per mancanza d’argomenti propri, ma per situare nel suo posto giusto le cose. La denunzia contro l’Islam fondamentalista non emana della paura patologica dell’Occidente verso i musulmani, ma dei fatti, discorsi e, sfortunatamente, delle tragedie vere che lo stesso Islam progetta sul mondo. È una critica, quindi, che nasce del compromesso con la libertà, e questo compromesso lo fanno proprio, con alto rischio per loro vite, molti intellettuali musulmani che hanno detto definitivamente basta. Di solito senza altro sostegno che la sua innata valentia, abbandonati a una solitudine immorale per i suoi colleghi scrittori. Non mi vale, quindi, la scempiàggine di considerare che gli occidentali abbiamo paura di l’Islam, come se questo fosse frutto d’una ignoranza supina, una cattiveria endemica o, direttamente, un pregiudizio.
Per scontato, ci sono delle critici che nascono del pregiudizio, e non sarò io chi neghi l’esistenza della islamofogia, come esiste il razismo. Ma, caro Tahar Ben Jelloun, ¿Non ci sono dei motivi per avere paura dell’Islamismo? ¿Si inventa Geet Wilders le frasi, le chiamate alla yihad dei capi islamici, le immagini degli insanguinati attentati che, nel nome dell’Islam, si hanno perpetrato? No, e quest’è il dramma, che il materiale pel oddio non è stato inventato da un capo della strema diritta, al contrario, emana del proprio corpo sociale e politico del mondo islamico. Certo, il deputato utilizza questi eventi perversamente, perché mescola religione e ideologia, in un totum revolutum intrinsecamente cattivo. Ma il problema è anteriore incluso a le sue cattive intenzioni. Il problema del mondo, se mi permette, non è Geet Wilders, ma il vero attacco alla libertà che l’ideologia fondamentalista esercita, con efficacia notabile, in tutti i posti dove consegue avere incidenza.
Scusi, ma mentre in Europa qualche disegnatori fanno delle caricature critiche con Maometto –nella linea della tradizione libertaria contro le religioni che marcarono tutto il secolo XX-, o appariscono delle iniziative come quella di Geet Wilders, rifiutati da tutti, a diecine di paesi islamici inculcano l’oddio contro gli ebrei, disprezzano le donne, demonizzano la Lettera dei Diritti umani e anche sovvenzionano dei gruppi terroristi che mescolano Dio e la morte.
Temo che il problema della convivenza nel mondo non è la paura all’Islam, ma la paura alla libertà che, nel nome dell’Islam, inculca l’ideologia fondamentalista. E questa paura ammazza.
Articolo scritto da Pilar Rahola per La Vanguardia, pubblicato l’1 aprile ’08
lunedì 31 marzo 2008
Boicottaggio arabe alla cultura

Questa è la mia traduzione d’un articolo da Pilar Rahola pubblicato alla Vanguardia qualche giorni fa. L'immagine l'ho presa d'Internet.
Bravo Pilar! E grazie davvero!!
“Se parliamo d’Israel, nessuna cosa sorprende. Sono tanti gli anni di demonizzarli che molti di noi siamo già blindati. Sembra che la mitica Eretz non ha mai ragione, malgrado soffrire 60 anni già di persecuzione bellica, in forma di guerra diretta o d’attacchi terroristi.
Non è nemmeno accettabile nessuna difenda, sebbene i suoi nemici hanno il solo proposito di distruggerla. E, sebbene il Diritto Internazionale ha guadagno molto in questi ultimi anni, nessun diritto la protegge, assediata per una geopolitica dove le azioni dipendono degli interessi dei paesi arabi. Israel è il paese del mondo più vigilato e più criminalizzato ma, nonostante, quello che soffre più il rischio di soccombere. Affatto, è il solo che potrebbe sparire se i deliri totalitari dell’Iran o del terrorismo yihadista arriverebbero a buon porto. Dicevo, così, che nessuna cosa può sorprenderci, perché è difficile immaginare una inquina più grande contro questo piccolo e torturato paese.
Nonostante, quello che è accaduto nel Salone del Libro di Parigi provoca una profonda desolazione. Qualcuno può immaginare che Libia, dove il suo Presidente ha qualche conti pendenti col terrorismo in Europa, impedisce alla ONU una condanna contro l’assassinato di bambini a una scuola. La vergogna d’una ONU sequestrata per il voto delle dittature islamiche è già una cara tradizione fra noi. Ê anche plausibile immaginare che tanti anni d’occupazione siriana al Libano non importano a nessuno, ma qualsiasi movimento difensivo d’Israel sia considerato un crimine di lesa umanità. Oppure che l’addestramento di bambini palestinesi per convertirli in bombi sia considerato come un atto di resistenza. Oppure considerare a Israel colpevole della povertà di Palestina senza che nessuno domandi dove vanno gli aiuti di miliardi di euro ai palestinesi. Oppure che si compare ai sopraviventi del olocausto con i loro carnefice. Quasi tutto è immaginabile. Ma che gli scrittori arabi fanno il boicottaggio agli scrittori israeliani, in una fiera internazionale, e che il resto degli scrittori del mondo lo considerino normale, questo, mi scusate, supera la mia capacità d’immaginazione. So già che non è la prima volta che la cultura possa il veto alla cultura. Ma quello successo a Parigi è un passo definitivo verso l’avvilimento del mondo intellettuale, un’altra constatazione de quanto triste è la solitudine del popolo ebraico.
¿Dove sono gli scrittori liberi, gli intellettuali che si preoccupano per creare dei ponti di dialogo, i difensori della calabra? ¿In nome di che principio di libertà si può giustificare un boicottaggio alla letteratura israeliana, parte della cui è la più critica del pianeta? Senza dubbio, che i paese come il Yemen, l’Arabia Saudita o l’Iran fanno il boicottaggio al Salone, risulta quasi una bontà morale. Alla fin fine, il disprezzo di queste tirannie per l’intelligenza è la sua principale segnale d’identità. Ma che scrittori arabi riconosciuti non vogliono dialogare con Abraham B. Yehoshua, David Grossman o Amos Oz, e che gli scrittori europei considerino il gesto meritorio d’applauso, è una triste sconfitta del pensamento. Di fatto, una severa sconfitta della palabra dinanzi alla estorsione.
Non mi resta altro che chiedere, se ci mettiamo a fare il boicottaggio ad Israel, che sia sul serio.
Per esempio, che nessun arabe si metta un “stent” se le sue arterie sono otturate, perché lo “stent” è un invento israeliano. Se patiscono schizofrenia, che non usino il metodo inventato per Israel per scoprirla prematuramente. Senza dubbio, che le sue donne buttino via la Eppilady, e che non prendano, per la sclerosi, la diabete, la epatite, qualche tipi di cancro, ecc. i medicamenti che Israel ha inventato dopo la sua nascita. E per essere ancora più conseguenti, che buttino via la penicillina, la streptomicina, il vaccino della poliomieliti, il medicamento contro l’epilessia.... perché sono tutti degli inventi ebraici.
E tutti, quelli che non vogliono parlare con Amos Oz, si guariscono con i medicamenti inventati nel Yemen, nel Iran...”
venerdì 28 marzo 2008
Un po' di ¿politica? ¿o molto senzo d'umore?
Veramente, a volte, ho vergogna d'essere spagnola quando leggo quello che i nostri politici dicono, quando parlano e parlano senza dire niente...
Sarei felice d'avere un politico in Spagna come Sarkozy, o come Mme. Royale, o Angela Merkel,anche come Gordon Brown o Gerry Adams... Ma, allora, ricordo la politica italiana e, subito, per qualche minuti, mi riconcilio con la mia nazionalità.
Il video dal youtube que inserisco cui è un esempio di quello che voglio dire.
Perbacco! Magari potremmo cantare questa canzonetta a classe, col Karaoke... Può essere divertente... ¿no?
Sarei felice d'avere un politico in Spagna come Sarkozy, o come Mme. Royale, o Angela Merkel,anche come Gordon Brown o Gerry Adams... Ma, allora, ricordo la politica italiana e, subito, per qualche minuti, mi riconcilio con la mia nazionalità.
Il video dal youtube que inserisco cui è un esempio di quello che voglio dire.
Perbacco! Magari potremmo cantare questa canzonetta a classe, col Karaoke... Può essere divertente... ¿no?
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domenica 9 marzo 2008
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