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mercoledì 24 settembre 2008

Fatwa contro Mickey Mouse ¿Siamo tutti pazzi?



Ho ascoltato la notizia ieri matina nella radio e prima di tutto ho pensato che non era altro che uno scherzo. Arrivata a casa ho cercato sull’Internet e ne ho comprovato la sua veracità: Un predicatore saudita ha emanato una Fatwa contro Mickey Mouse e Jerry.

Guardate cui la notizia presa d’un giornale italiano:
Fatwa saudita: Mickey Mouse è di esercito Satana,va ucciso
Predicatore tv: Topolini creature abominevoli e corrutrici
Roma, 18 set. (Apcom) - Mickey Mouse e Jerry, i famosi topolini dei cartoni animati amati dai bambini di tutto il mondo non sono altro che creature "abominevoli" e "sataniche", e quindi in contrasto con i dettami della Sharia islamica. Motivo per cui si rende necessario emanare una solenna Fatwa (editto religioso) per decretare l'uccisione dei topi senza alcuna pieta'. E' cosi', almeno per il dotto islamico saudita Mohammed al Munjid che ha annunciato la sua sentenza attraverso il canale televisivo al Majd, come scrive stamane il quotidiano panarabo al Quds al Arabi.
Il "ferocissimo" attacco lanciato contro i topolini di tutto il mondo è motivato con dovizie di particolare dal predicatore tv saudita. "I topi sono creature abominevoli e a causa dei cartoni animati stanno diventando dei personaggi amati", ha detto l'ulema mettendo sotto accusa in particolare il topolino della Disney: " Questo Mikey Mouse cosi' magnificato, per la legge islamica ucciderlo è lecito".
Nella sua dotta disquisizione in giurisprudenza religiosa, il predicatore afferma che la Sharia islamica impone l'uccisione di questo animale, perchè "i topi fanno parte dell'Esercito di Satana e sono comandate dal Diavolo" per "diffondere la corruzione sulla terra". Bambini di tutto il mondo, siete avvisati Fth

martedì 1 aprile 2008

Oriana Fallaci non era da sola


Qualche giorni fa ho scoperto che ci sono altri scrittori in Europa che hanno le stesse idee che aveva Oriana Fallaci. E sono contenta di non essere da sola a pensare come lei. Cui troverete un altro articolo scritto da Pilar Rahola, pubblicato oggi a La Vanguardia.
La foto, che ho preso da Internet, è stato fatta a Londra, qualche messe fa, in una manifestazione intitolata “La Religione della pace” convocata da una comunità islamica inglese. Non credo che sia bisogno d’aggiungere dei commenti perché parla per se.
Cui è la traduzione dell’articolo “Risposta a Tahar ben Jelloun”. Un altra volta, Grazie Signora Rahola.


“Dopo avere sconfitto il fascismo, il nazismo e lo stalinismo, il mondo affronta una nuova minaccia totalitaria di scala globale: l’islamismo”. “L’Islamismo è un’ideologia reazionaria che finisce con l’ugualità, con la libertà e con il secolarismo. Il suo trionfo solo può condurre a un mondo di dominazione”. Ci neghiamo a rifiutare al nostro spirito critico per paura di essere accusati d’islamofobia, un concetto sfortunato che confonde la critica allo Islam come religione con stigmatizzare dei loro credenti” E, finalmente, “Nel mio paese, se si picchia, tortura o ammazza un uomo, si chiama assassinato. Quando si ammazza una donna, si chiama tradizione”.
Nessuna de queste parole è uscita del famoso film “Fitna” (calvario) fatta dal deputato olandese Geet Wilders. Non sono neanche delle parole di scrittori occidentali ignoranti o perversi riguardo al Islam. Le tre prime frasi rispondono al manifesto che dodici intellettuali firmarono quando c’era la polemica dei caricature di Maometto, la maggioranza di loro musulmani: Ayaan Hirsi Ali, Chahla Chafiq, Irshad Manji, Mehdi Mozaffari, Talisma Nasreen, Salman Rushdie, Ibn Warraq o Maryam Namazie. E la frase sulla oppressione delle donne è uno dei molti scritti compromessi che la scrittrice di Bangladesh e premio Sarajoy, Talisma Nasreen, ha fatto a modo di denunzia, e che hanno significato una fatua condannandola a morte.
Se comincio così la mia risposta critica all’articolo intitolato “Paura al Islam” che Tahr Ben Jelloun ha pubblicato sabato scorso nella Vanguardia, non è per mancanza d’argomenti propri, ma per situare nel suo posto giusto le cose. La denunzia contro l’Islam fondamentalista non emana della paura patologica dell’Occidente verso i musulmani, ma dei fatti, discorsi e, sfortunatamente, delle tragedie vere che lo stesso Islam progetta sul mondo. È una critica, quindi, che nasce del compromesso con la libertà, e questo compromesso lo fanno proprio, con alto rischio per loro vite, molti intellettuali musulmani che hanno detto definitivamente basta. Di solito senza altro sostegno che la sua innata valentia, abbandonati a una solitudine immorale per i suoi colleghi scrittori. Non mi vale, quindi, la scempiàggine di considerare che gli occidentali abbiamo paura di l’Islam, come se questo fosse frutto d’una ignoranza supina, una cattiveria endemica o, direttamente, un pregiudizio.
Per scontato, ci sono delle critici che nascono del pregiudizio, e non sarò io chi neghi l’esistenza della islamofogia, come esiste il razismo. Ma, caro Tahar Ben Jelloun, ¿Non ci sono dei motivi per avere paura dell’Islamismo? ¿Si inventa Geet Wilders le frasi, le chiamate alla yihad dei capi islamici, le immagini degli insanguinati attentati che, nel nome dell’Islam, si hanno perpetrato? No, e quest’è il dramma, che il materiale pel oddio non è stato inventato da un capo della strema diritta, al contrario, emana del proprio corpo sociale e politico del mondo islamico. Certo, il deputato utilizza questi eventi perversamente, perché mescola religione e ideologia, in un totum revolutum intrinsecamente cattivo. Ma il problema è anteriore incluso a le sue cattive intenzioni. Il problema del mondo, se mi permette, non è Geet Wilders, ma il vero attacco alla libertà che l’ideologia fondamentalista esercita, con efficacia notabile, in tutti i posti dove consegue avere incidenza.
Scusi, ma mentre in Europa qualche disegnatori fanno delle caricature critiche con Maometto –nella linea della tradizione libertaria contro le religioni che marcarono tutto il secolo XX-, o appariscono delle iniziative come quella di Geet Wilders, rifiutati da tutti, a diecine di paesi islamici inculcano l’oddio contro gli ebrei, disprezzano le donne, demonizzano la Lettera dei Diritti umani e anche sovvenzionano dei gruppi terroristi che mescolano Dio e la morte.
Temo che il problema della convivenza nel mondo non è la paura all’Islam, ma la paura alla libertà che, nel nome dell’Islam, inculca l’ideologia fondamentalista. E questa paura ammazza.

Articolo scritto da Pilar Rahola per La Vanguardia, pubblicato l’1 aprile ’08

lunedì 31 marzo 2008

Boicottaggio arabe alla cultura




Questa è la mia traduzione d’un articolo da Pilar Rahola pubblicato alla Vanguardia qualche giorni fa. L'immagine l'ho presa d'Internet.
Bravo Pilar! E grazie davvero!!

“Se parliamo d’Israel, nessuna cosa sorprende. Sono tanti gli anni di demonizzarli che molti di noi siamo già blindati. Sembra che la mitica Eretz non ha mai ragione, malgrado soffrire 60 anni già di persecuzione bellica, in forma di guerra diretta o d’attacchi terroristi.
Non è nemmeno accettabile nessuna difenda, sebbene i suoi nemici hanno il solo proposito di distruggerla. E, sebbene il Diritto Internazionale ha guadagno molto in questi ultimi anni, nessun diritto la protegge, assediata per una geopolitica dove le azioni dipendono degli interessi dei paesi arabi. Israel è il paese del mondo più vigilato e più criminalizzato ma, nonostante, quello che soffre più il rischio di soccombere. Affatto, è il solo che potrebbe sparire se i deliri totalitari dell’Iran o del terrorismo yihadista arriverebbero a buon porto. Dicevo, così, che nessuna cosa può sorprenderci, perché è difficile immaginare una inquina più grande contro questo piccolo e torturato paese.
Nonostante, quello che è accaduto nel Salone del Libro di Parigi provoca una profonda desolazione. Qualcuno può immaginare che Libia, dove il suo Presidente ha qualche conti pendenti col terrorismo in Europa, impedisce alla ONU una condanna contro l’assassinato di bambini a una scuola. La vergogna d’una ONU sequestrata per il voto delle dittature islamiche è già una cara tradizione fra noi. Ê anche plausibile immaginare che tanti anni d’occupazione siriana al Libano non importano a nessuno, ma qualsiasi movimento difensivo d’Israel sia considerato un crimine di lesa umanità. Oppure che l’addestramento di bambini palestinesi per convertirli in bombi sia considerato come un atto di resistenza. Oppure considerare a Israel colpevole della povertà di Palestina senza che nessuno domandi dove vanno gli aiuti di miliardi di euro ai palestinesi. Oppure che si compare ai sopraviventi del olocausto con i loro carnefice. Quasi tutto è immaginabile. Ma che gli scrittori arabi fanno il boicottaggio agli scrittori israeliani, in una fiera internazionale, e che il resto degli scrittori del mondo lo considerino normale, questo, mi scusate, supera la mia capacità d’immaginazione. So già che non è la prima volta che la cultura possa il veto alla cultura. Ma quello successo a Parigi è un passo definitivo verso l’avvilimento del mondo intellettuale, un’altra constatazione de quanto triste è la solitudine del popolo ebraico.
¿Dove sono gli scrittori liberi, gli intellettuali che si preoccupano per creare dei ponti di dialogo, i difensori della calabra? ¿In nome di che principio di libertà si può giustificare un boicottaggio alla letteratura israeliana, parte della cui è la più critica del pianeta? Senza dubbio, che i paese come il Yemen, l’Arabia Saudita o l’Iran fanno il boicottaggio al Salone, risulta quasi una bontà morale. Alla fin fine, il disprezzo di queste tirannie per l’intelligenza è la sua principale segnale d’identità. Ma che scrittori arabi riconosciuti non vogliono dialogare con Abraham B. Yehoshua, David Grossman o Amos Oz, e che gli scrittori europei considerino il gesto meritorio d’applauso, è una triste sconfitta del pensamento. Di fatto, una severa sconfitta della palabra dinanzi alla estorsione.
Non mi resta altro che chiedere, se ci mettiamo a fare il boicottaggio ad Israel, che sia sul serio.
Per esempio, che nessun arabe si metta un “stent” se le sue arterie sono otturate, perché lo “stent” è un invento israeliano. Se patiscono schizofrenia, che non usino il metodo inventato per Israel per scoprirla prematuramente. Senza dubbio, che le sue donne buttino via la Eppilady, e che non prendano, per la sclerosi, la diabete, la epatite, qualche tipi di cancro, ecc. i medicamenti che Israel ha inventato dopo la sua nascita. E per essere ancora più conseguenti, che buttino via la penicillina, la streptomicina, il vaccino della poliomieliti, il medicamento contro l’epilessia.... perché sono tutti degli inventi ebraici.
E tutti, quelli che non vogliono parlare con Amos Oz, si guariscono con i medicamenti inventati nel Yemen, nel Iran...”

venerdì 28 marzo 2008

Un po' di ¿politica? ¿o molto senzo d'umore?

Veramente, a volte, ho vergogna d'essere spagnola quando leggo quello che i nostri politici dicono, quando parlano e parlano senza dire niente...
Sarei felice d'avere un politico in Spagna come Sarkozy, o come Mme. Royale, o Angela Merkel,anche come Gordon Brown o Gerry Adams... Ma, allora, ricordo la politica italiana e, subito, per qualche minuti, mi riconcilio con la mia nazionalità.
Il video dal youtube que inserisco cui è un esempio di quello che voglio dire.


Perbacco! Magari potremmo cantare questa canzonetta a classe, col Karaoke... Può essere divertente... ¿no?

giovedì 24 gennaio 2008

Della paura e dei coglione

Ho un amico che dice che ha paura per la Torre Eiffel e gli attentati degli islamici a Parigi. Purtroppo, la sua paura vale anche per il metro di Barcellona e, sicuramente, per le genti de tutte le città dell’Europa.
Adesso che parlo degli islamici, ho visto che CCOO viene di convocare una dimostrazione nella Piazza Sant Jaume di Barcellona sotto il lemma di “Isoliamo lo Stato d’Israel – Rompiamo il blocco di Gaza”. La mia domanda è: siamo tutti pazzi? ¿Perché nessuno reagisce contro l’antisemitismo che cresce tutti i giorni? Perché se dico che non mi piace l’Islam mi chiamano razzista (sebbene l’Islam è una religione, non una razza) mentre che sembra che fosse licito odiare gli ebrei (che si che sono una razza)? Nessuno ve che l’istoria se ripete? Sono sola a conoscere “Il diario d’Anna Frank”? Siamo diventati matti?Cosa dicono? ¿Perché CCOO non protesta contro l’antisemitismo? Hanno tutti dimenticato quello che è successo in Germania nella 2ª Guerra Mondiale?
Ma la notizia per me più impattante è che ieri i palestinesi di Gaza hanno trapassato il muro che separava Gaza d’EGITTO. ¿Voi sapevate che c’era un muro per separarli d’EGIPTO? ¿Perché EGITTO, un paese musulmano ha anche un muro che non permette i palestinesi entrare nel loro paese? ¿Perché CCOO non convoca la gente a Barcellona per protestare contro l’EGITTO? ¿Perché sono Israel ed Europa gli unici a pagare l’Autorità Nazionale Palestinese? ¿Perché quando Angela Merkel ha detto che Germania non pagherebbe più di soldi all’ANP se non accettavano riconoscere lo stato d’Israel, CCOO non ha convocato una protesta contro Germania? ¿Perché i paesi musulmani, come Arabia Saudita, Iran, Egitto, o Marocco non hanno mai aiutato con dei soldi i loro amici dell’ANP? ¿Perché non aiutano neanche adesso quelli palestinesi di Gaza?
Magari sono stupida, ma dopo pensalo molto, non arrivo a capire niente.
Chiaro che, forse è vera l’affermazione che dice: “Essere un coglione è una forma di vivere”

mercoledì 16 gennaio 2008

Alleanza di civilizzazione? Non con me!

L’articolo 104 del Codice Penale iraniano descrive che la pena con la quale sarà punito il “delitto” d’adulterio sarà la lapidazione. Per farla, utilizzarono dei pietre “non così grande come per uccidere la persona con solamente uno o due golpi, neanche così piccole come per non essere considerate come pietre”. Nell’articolo 102 si dettaglia che per applicare questa punizione, nel caso d’un uomo, sarà sepolto fino la cintura, e nel caso delle donne, fino il petto.
Amnestia Internazionale lanzia oggi l’informe contro la lapidazione in Iran. Nel frattempo al meno 11 persone sono condannate e aspettano per essere uccidete.
Mai e poi mai formerò parte d’una alleanza con gente che pensano che è giusto fare de cose come queste.
La foto mi ha stato inviata per Amnestia Internazionale con lo scrito e la loro domanda della mia segnatura. Se voi signare in contro, vai alla pagina http://web.es.amnesty.org/iran-lapidaciones/

sabato 1 dicembre 2007

Un altra storia di tolleranza

Due o tre giorni fa ho letto sul giornale che un’insegnante inglese al Sudan ha commesso blasfemia contro l’Islam. Dicono che ha fatto votare gli alunni, (che hanno fra 5 e 6 anni) per scegliere un nome per un orso di zerbino... e gli alunni hanno deciso il nome del profeta. Alcuni genitori hanno demandato la condanna della donna a 40 colpi di frusta e 4 anni in galera, la qualcosa mi sembra quando meno esagerata, ma, adesso il paese vuole condannare a morte la professoressa per offendere l’Islam. E qui, qualche (molti) continuano a chiamarmi razzista perché dico che non mi piace l’Islam. Va bene! No m’importa e insisto: L’Islam non è una razza, è una religione. Una religione che mi considera, tanto che donna, meno che un cammello e, logicamente, non mi piace questa idea che hanno di me. E punto.

venerdì 23 novembre 2007

Notizia senza nessun interesse

Ieri, sul giornale ho letto una notizia terribile. In Arabia Saudi una giovane di 19 anni, credo, è stato condannata a un anno in galera e 300 frustate per avere stato violata per sei uomini (se si può parlare d’uomini, non d’animali). E se dico che odio l’Islam le genti mi dicono che sono razzista, che non sono tollerante, mi hanno chiamato anche “assassina femminista” in un foro sul’internet qualche giorni fa, quando ho detto che, come dona che sono, non posso permettere che nel mio paese la dona sia considerata come qualcosa di meno che un cammello!
Ma, per me, la cosa più triste è che oggi nessun giornale ne parla. Sembra come se non sia importante. Dove sono le donne che hanno lottato per avere gli stessi diritti che gli uomini? Dove sono? Sicuramente non dicono niente per paura di offendere i musulmani che, generalmente, non ammettono dell’opinione contro la loro religione. Conosciamo bene il loro sistema per protestare per un’opinione che li dispiace: condannare a morte quello che l’ha detto, come hanno fatto con Salman Rushdie tanti anni fa per il suo libro “ I versi satanici”. Dopo parlano di toleranzia!
Riconosco, però, che anch’io ho paura. Non potrei dire che odio l’Islam in pubblico, per ragioni evidenti! Amo la vita, la mia famiglia, i miei amici... e non voglio mettere tutto in pericolo per una religione che, lo dico ancora una volta di più, non voglio nel mio paese per niente.

sabato 3 novembre 2007

Grazie Oriana, anch’io!


Ho letto la trilogia d’Oriana Fallaci anch’io (i libri nel blog d'Anna) e voglio ringraziare l’autrice di questi libri perché mi ha aiutato a potere mettere in parole i miei pensieri che si riferiscono alla questione de l’Islam.
Devo dire, però, che a volte la Fallaci è un po’ viscerale, specialmente nel primo libro, “La rabbia e l’orgoglio”. Penso che nel secondo libro è più imparziale, più documentata, come si può vedere già nel titolo: “La forza de la ragione”. Il terzo libro, “Oriana Fallaci intervista se stessa” e l’Apocalisse” è più personale e a volte e triste (quando parla de la sua malattia, del suo amore, o anche de la sua vita come giornalista), e a volte fa paura (quando spiega quello che pensa de l’Islam in Europa e compara con paragrafi de l’Apocalisse, dal Nuovo Testamento).
In somma, sono convinta che questi libri dovrebbero essere lettura obbligatoria nelle scuole europee. Non è giusto, neanche prudente, che Europa abbia vergogna della sua istoria, del suo passato giudeo-cristiano!
C’è anche la questione delle donne! Non posso capire che delle donne ditte “di sinistra”, femministe, che portano tanti anni in lotta per avere gli stessi diritti che gli uomini, adesso permettono che, in Europa, gli islamici considerino le donne come qualcosa che valga meno che un cammello (lo dice il Corano)!!!
No m’importa se qualcuno considera che sono razzista. C’è, invece, una questione de dignità. E poi, voglio dire che essere mussulmano non ha niente a fare con appartenere ad una razza (come non lo è essere cattolico o buddista!), ci sono mussulmani di tutti i razzi. Non c’è una questione di razza, ma di cultura.
Mi confesso, in conseguenza, assolutamente contraria alla cultura dell’integrazione che i nostri politici pretendono, mentre le donne siano considerate meno che gli uomini. E punto.

giovedì 1 novembre 2007

Non dimenticare mai


Qualcuno mi ha inviato un mail con più d’ottanta foto del 11 settembre a New York. Ricordate? Ricordate che cosa facevate quel giorno? Credo che mai potrò dimenticare quella giornata. Lo so. So che gli americani non sono specialmente simpatici, mah...
Da giovane (più giovane che adesso) ho vissuto un anno a Florida e mai dimenticherò le genti che mi hanno aperto le loro case, che mi hanno aiutato ad imparare l’inglese, e che hanno fatto tante cose per me, una giovane che era sola a un paese estranio, senza la mia famiglia e i miei amici...
Devo anche dire che il figlio d’un amico lavorava a New York come pompiere ed è morto quel giorno a una de le due torri.
Certamente, io non dimenticherò mai l’11 settembre a New York.